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Lun, Nov

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Appena pubblicata l’Enciclica Fratelli tutti, ho dedicato molte ore in due giorni a leggerla attentamente. Ma durante tutto il tempo mi sono rimasti in mente tre dei primi numeri, perché mi hanno richiamato vivamente un testo del nostro Beato Giacomo Alberione.

Il primo brano si trova al numero 8:

“Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. […] Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”

Il n. 10 da un esempio di quel che fu uno dei sogni di un “unica umanità”:

“Per decenni è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione. Per esempio, si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita”.

Ma subito al numero seguente una nuvola buia si staglia davanti ai nostri occhi e alla nostra mente, facendoci trepidare il cuore:

“Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali”.

Fu questo ritratto dell’umanità attuale a riportarmi in mente un coraggioso insegnamento di Don Alberione.

Nonostante alcune valutazioni, in passato, sul suo pensiero circa il fascismo, ho sempre trovato di grande coraggio un suo testo, redato proprio il giorno dopo la pubblicazione sul Giornale d’Italia, il 15 luglio 1938, del “Manifesto della Razza”, dal titolo “Il Fascismo e i problemi della razza”. Manifesto, che il 5 agosto fu approvato da 10 scienziati, e nei mesi successivi fu seguito dalla promulgazione delle famigerate leggi razziali, che escludevano assolutamente dalla vita civile gli ebrei e esaltavano la cosiddetta razza ariana.

Ebbene, esattamente il giorno dopo la pubblicazione di questo manifesto della razza, il 16 luglio 1938, Festa della Madonna del Carmine, Don Alberione redige, per la Circolare Interna delle Figlie di San Paolo, il testo che, senz’altro, possiamo avvicinare alla Fratelli tutti.

Proprio il giorno dopo la pubblicazione del manifesto che apriva la strada alla esclusione degli ebrei, Don Alberione redige il testo che può essere considerato il suo “manifesto dell’universalità dell’amore”. Inizia energicamente: “Siate Figlie di S. Paolo!”. Figlie e figli di San Paolo, con il cuore e la mentalità di Gesù Cristo, animati dall’universalità del suo amore, per saper trattare “con l'Ebreo, con il Greco, con il Romano, coi montanari, i pescatori, i marinari, gli areopagiti, i nobili, gli schiavi”. Coraggiosamente Alberione mette al primo posto: “saper trattare con l’Ebreo”. Altroché razza ariana! Non solo, proclama il principio paolino dell’inculturazione universale: “Inoltre: adattiamoci a lingua, a costumi, esigenze, leggi, usanze, abitudini, tendenze, ambizioni nazionali in sé‚ buone o indifferenti sotto l'aspetto morale, pur di far accettare lo spirito, la vita di fede, le virtù, i mezzi di santificazione, come avrebbe fatto S. Paolo”.

Si dice che tra alcuni paolini di quel tempo serpeggiava qualche entusiasmo per atteggiamenti del regime allora in vigore.

In questo tempo, nel quale “risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi”, il testo qui riportato, di Don Alberione, e le vie tracciate dall’Enciclica Fratelli tutti sono un dono e pressante invito ad accogliere e lavorare per “far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”, alla paolina “universalità d’amore”.

* *  *

“Roma, Madonna del Carmine 1938

Siate Figlie di S. Paolo! Egli aveva un cuore ed una mentalità ed una virtù tanto simili a Gesù Cristo: perciò universalità d'amore; spirito più che le pratiche di religione; cercatore d'anime non amatore di sette e sfumature. Egli sapeva trattare con l'Ebreo, con il Greco, con il Romano, coi montanari, i pescatori, i marinari, gli areopagiti, i nobili, gli schiavi.

Accresciamo le virtù, dilatiamo i cuori, allarghiamo le nostre vedute: così che comprendiamo l'Europeo, l'Asiatico, l'Africano, l'Americano, l'Australiano...; sud, nord, est, ovest: come Gesù che venne per tutti e tutti chiamò a sé.

Comprendere tutte le mentalità; assecondare i disegni del Cuore di Gesù su tutti gli uomini; dare a tutti Gesù Cristo Via Verità Vita per lo Spirito Santo.

Quanto gioverebbe qui lo spirito soprannaturale: mirare a tutti secondo le viste di Dio; amare tutti nelle braccia del Salvatore; dare a tutti quello Spirito Santo che produrrà frutti in ognuno. Com'è errato lavorare da noi ed imporre noi stessi alle anime! no... è Gesù Cristo che dobbiamo far vivere nelle anime: ed Egli è adatto a tutti, avendoci fatti tutti per sé e potendo nelle piante più selvatiche per divino innesto produrre i suoi frutti umano-divini.

  1. Paolo si fece tutto per tutti, allo scopo di tutti salvare in Gesù Cristo.

Due conseguenze: preghiamo per tutti, saper educare e portare alla perfezione religiosa: il piemontese, il siciliano, il sardo, il veneto, ecc. È vero che vi sono diverse attitudini: ma, conoscendo la mentalità, le risorse spirituali e morali, i bisogni ed i pericoli particolari, a) utilizzeremo quanto Dio nella creazione e lo Spirito Santo nei Sacramenti hanno messo in un’anima, b) lo svilupperemo con la istruzione, l'esempio, la vigilanza, la correzione, la preghiera; c) otterremo forse più che non si sperava di santità e perfezione morale facendo anche dei veri apostoli per le rispettive singole regioni.

Inoltre: adattiamoci a lingua, a costumi, esigenze, leggi, usanze, abitudini, tendenze, ambizioni nazionali in sé‚ buone o indifferenti sotto l'aspetto morale, pur di far accettare lo spirito, la vita di fede, le virtù, i mezzi di santificazione, come avrebbe fatto S. Paolo. Queste sono norme che tanto inculcano per i Sacerdoti: salvare le anime, lasciando tutto; farci tutto a tutti. Esempi: cibi, pulizia, tradizioni letterarie, vestire, case, ecc.; anche in questi particolari molte cose si dovranno a poco a poco elevare; ma non formino il motivo di perdere le anime, alienare i cuori, lasciare le virtù.

Chiediamoci sempre: come avrebbe fatto Gesù? come farebbe San Paolo in queste circostanze? «Curare il sostanziale e l'accidentale; ma prima il sostanziale che l'accidentale; e l'accidentale per il sostanziale».

In Gesù Cristo Via Verità Vita; pregate, prego, benedico”.

(G. Alberione, in Circolare Interna – Luglio 1938, p. 1. Cf. Circolare 71, in Considerate la vostra vocazione, Lettere circolari e direttive alle Figlie di San Paolo, EP,1990, pp. 193-194.)

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23 Novembre 2020

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Ap 14,1-3.4-5; Sal 23; Lc 21,1-4

23 Novembre 2020

* FSP: 1986 a Vitória (Brasile).

23 Novembre 2020

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