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Gio, Apr

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Durante il 38° Incontro dei Governi Generali della Famiglia Paolina, svoltosi dall’8 all’11 gennaio 2021 per la prima volta online, hanno partecipato, oltre ai membri dei Governi, anche 41 membri degli Istituti aggregati e dei Cooperatori di 12 Paesi. In tale occasione si è parlato molto delle sfide che questo tempo di pandemia apre per la nostra vita e per la nostra missione. Infatti in questi “tempi nuovi” per la Chiesa, e, ovviamente, anche per la Famiglia Paolina, sta emergendo sempre di più l’interrogativo su come affrontare nell’oggi la sfida di come “fare a tutti la carità della verità”, come amava dire il nostro Beato Fondatore, Don Giacomo Alberione.

A questo proposito, nel giorno di Pentecoste del 2020 Papa Francesco ci ha messo in guardia ammonendoci così: «Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla». Come ha osservato il Professore Stefano Zamagni nel corso della sua relazione all’Incontro sopra citato, «le sofferenze ci devono insegnare. Molto probabilmente fra 9-10 anni ci sarà un’altra pandemia. Il Coronavirus non è ultima pandemia». Pian piano la società sta imparando a convivere con il Covid-19. Infatti, durante la prima ondata in Italia, ad esempio, le Chiese sono rimaste a lungo chiuse, mentre durante la seconda ondata sono rimaste aperte.

La professoressa Chiara Scardicchio, pedagogista molto attiva nella formazione a livello ecclesiale, dal canto suo ha osservato che davanti al dolore, davanti alla sofferenza che durante la pandemia ha creato anche nel campo dell’evangelizzazione ci siamo ripetuti più volte: «Resisti, resisti… Sopporta, sopporta…». Ma che cosa significa questo in concreto? Queste situazioni sono in realtà un invito ad osservare con occhio attento i nostri dolori, le nostre sofferenze e di fare un “aggiornamento” della nostra personalità, cercando di capire che anche una ferita può essere un luogo di crescita. Qualche volta, infatti, qualcosa deve esplodere e spaccarsi in mille pezzi per poter diventare visibile.

Nello stesso tempo, come ha osservato il poeta tedesco Friedrich Hölderlin, «lì dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva». Questo ci insegna che il Signore non ci abbandona in questi momenti difficili, ma facendoci soffrire un po’, forse vuole comunicarci qualcosa di simile: «Vedi, tutto può crollare qui». Questo non per metterci nel panico, ma per invitarci alla riflessione, alla contemplazione, per capire meglio in quale direzione stiamo andando.

Il tempo di pandemia, come ha osservato il professor Zamagni citando la famosissima frase di Thomas Merton, ci insegna che «il tempo galoppa, la vita sfugge tra le mani. Ma può sfuggire come sabbia oppure come una semente». Si può, infatti, farci sfuggire dalle mani ore e giorni come se fossero aridi granelli di sabbia, simili a quelli che sono nelle clessidre, espressione solo di un vuoto, di un non senso, di rassegnazione. Oppure si può rendere quegli istanti come un seme che si deposita nel terreno della storia e, anche se tanti chicchi sono annientati da sassi e rovi, ce ne sono molti che però attecchiscono, crescono e fruttificano. Solo così non si “ammazzerà” il tempo, ma lo si vivrà veramente.

Siamo dunque invitati ad andare avanti con coraggio, sperando che la pandemia non ci lasci delle grandi ferite, ma solo delle cicatrici, insegnandoci che anche il nostro piccolo mattone aiuta a costruire la casa. Dobbiamo coltivare la pianta della speranza, innaffiandola ogni giorno con il contatto con il nostro Maestro e Signore e con la Sua Parola.